sabato 21 dicembre 2019

42. T'amo pio bove. L'Altra Este e gli allevamenti: ma cosa ha votato davvero il Consiglio comunale?

Invito gli allevatori a suonare il campanello di casa di Beatrice Andreose, leader maxima de "L'Altra Este", per chiedere all'ex assessore all'Ambiente i soldi per modernizzare i loro impianti: sono ottimista sul fatto che la signora, insieme ai suoi sodali, si metterà una mano sul cuore (e una nel portafogli). L'Altra Este ha annunciato che nello scorso Consiglio comunale si sarebbe votato "l'ampliamento degli allevamenti esistenti" e questo sarebbe "il loro modo di combattere gli odori". Come per altre vicende, ancora una volta o non si è compreso il contenuto di quanto votato dall'Assemblea consiliare (ipotesi ottimista), oppure non si è compreso nulla (ipotesi realistica?). Cronaca di quanto successo.

L'assessore Rosin ha relazionato con dovizia di particolari sull'Osservazione n. 17 (prot. n. 27783 del giorno 09/08/2019 - integrazione prot. n. 32464 del 20/09/2019) al Piano degli Interventi. In estrema sintesi -  e l'Assessore, se vorrà intervenire con una propria nota, sarà volentieri ospitato e accolto in questo blog, anche a rettifica di eventuali inesattezze in cui posso incorrere - il Consiglio ha deliberato che è consentita la realizzazione di nuovi allevamenti solo a seguito della dismissione e demolizione di quelli esistenti, vietando in ogni caso allevamenti di tipo cunicolo e suinicolo. Gli interventi sulle strutture devono prevedere in ogni caso "le migliori tecniche disponibili".
Comprendo che la sinistra atestina e la loro leader maxima mastichino poco questi argomenti, ma un allevamento è una azienda e dietro a una azienda ci sono donne e uomini, famiglie che vivono sulla redditività prodotta; inoltre, come azienda ha dei costi di funzionamento e dei margini di profitto, che non sono rimasti esenti dall'evoluzione negli anni del contesto economico.
Le emissioni odorigene dipendono in larga parte dalla vetustà dei processi produttivi e/o delle strutture, questo è il punto nodale di ogni ragionamento ed è necessario creare le condizioni perché questi impianti esistenti si modernizzino, adeguando la propria funzionalità.
E' per questo che, a fronte del fatto che non ci saranno nuovi allevamenti in un territorio che è ai primi posti per intensità e densità di queste produzioni, è consentita la possibilità di un ampliamento dei capi pari ad un 25% ma solo a fronte di un miglioramento dei processo produttivo e delle condizioni igienico sanitarie ed ambientali.
La spinta che la parte pubblica vuole dare è quindi tutta indirizzata al miglioramento degli impianti, riconoscendo a chi fa impresa (sottolineo l'espressione "fare impresa") di avere una sostenibilità economica per gli investimenti necessari: se non c'è sostenibilità aziendale, non possono esserci innovazioni, perché si sta parlando di investimenti onerosi e sostanziali.
Nella discussione è emerso come questa posizione sia stata il frutto di un lungo e articolato confronto con le Associazioni di Categoria (la sinistra dell'Altra Este le ha definite una "lobby", secondo una sua visione tipica della società), alle quali va riconosciuta la volontà di trovare e la capacità di avere raggiunto un'intesa con la parte pubblica. 

E' estremamente significativo che in Consiglio comunale, sulle linee proposte dall'Amministrazione, non vi sia stato alcun voto contrario da parte delle forze politiche presenti in aula, sia di maggioranza che di minoranza.

Non è la prima "inesattezza" nella quale incorre L'Altra Este nella sua pretesa di "fare informazione": ma forse l'ambizione di "fare l'influencer" prevale sulla correttezza che è dovuta alla comunità civica. Parlerò in un prossimo post di almeno altre due di queste "inesattezze": una che mi riguarda direttamente, l'altra in merito alla Commissione di cui ho parlato nel post dell'altro giorno.

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