Dovrei forse scrivere dell'ennesima strumentalizzazione partitica di un caso sociale, operata dal locale gruppo del Movimento Cinque Stelle, ma preferisco ignorare tali bassezze: se non provano vergogna per la modalità a cui piegano il dibattito politico locale, non c'è davvero più nulla da comunicargli. Preferisco focalizzarmi invece sul Rapporto Statistico 2019 del Veneto, fatto pervenire agli Uffici di statistica di ciascun comune della nostra Regione qualche settimana fa. Tema: la crescita demografica.
Cosa riferisce il rapporto? "Al 31 dicembre 2018 [...] Dopo tre anni di declino demografico, con una perdita complessiva di 22.559 abitanti, si affaccia un lieve recupero della popolazione, in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale [...] E' un segnale positivo poiché solo per 4 regioni (Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Lombardia, oltre al Veneto) si presume un aumento della popolazione".
A contribuire a questo aumento, il fenomeno migratorio: "Sono le migrazioni, in particolar modo quelle internazionali, il principale fattore di crescita della popolazione nell'ultimo anno, compensando il bilancio negativo della dinamica naturale, ossia il salto tra nascite e decessi. [...] Si conferma anche per l'ultimo anno il trend discendente della natalità, che perdura ormai da 10 anni [...]. La fase di declino della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra, dunque, aver assunto caratteristiche strutturali".
Come si inserisce Este in questa dinamica regionale? Il calo demografico continua senza inversione dal 2013: la città è passata da 16734 abitanti al 31/12/2013 a un totale di 16.280 cittadini al 31/12/2018, con un saldo negativo di -454.
L'asticella del saldo naturale si è attestata su un livello di oltre 100 in maniera permanente dal 2014: nel 2018 ha toccato il record negativo di -162!
Questi numeri sono la prima fotografica da analizzare, nell'elaborazione delle strategie di governo della Città e nella pianificazione delle azioni da mettere in atto, in un orizzonte di medio e lungo termine.
La domanda è sempre la stessa, da anni: che Este vogliamo per il futuro?



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